Serrata e Candidoni: due borghi della Piana di Gioia Tauro da scoprire in Calabria

Serrata e Candidoni: due borghi della Piana di Gioia Tauro

Serrata e Candidoni sono due piccoli comuni della provincia di Reggio Calabria, nel settore settentrionale della Piana di Gioia Tauro, dove la pianura comincia a salire verso le colline delle Serre. Si visitano insieme in una sola giornata, a patto di muoversi in auto: nessuno dei due ha una fermata ferroviaria attiva, e i treni nazionali si fermano a Rosarno e a Gioia Tauro. Non ci sono monumenti celebri da spuntare. Il motivo per andarci è un altro: leggere sul posto la ricostruzione borbonica successiva al 1783, attraversare gli uliveti storici e chiudere la giornata sulla costa di Palmi o sui sentieri dell’Aspromonte senza perdere ore al volante.

In breve

  • Base logistica: stazioni di Rosarno e Gioia Tauro, poi auto su strade provinciali.
  • Chiave storica: la sequenza sismica del 1783, con 182 centri rasi al suolo in Calabria e una ricostruzione regolata da norme antisismiche.
  • Paesaggio: olivi secolari consociati con gli agrumi, la vera cifra della Piana.
  • Abbinamenti: Monte Sant’Elia (anello di 9,8 km), il Sentiero del Tracciolino, le cascate dell’Aspromonte.
  • Stagioni consigliate: primavera e autunno.

Dove si trovano Serrata e Candidoni nella Piana di Gioia Tauro

I due paesi occupano il margine nord-orientale della Piana, verso il confine con la provincia di Vibo Valentia. Candidoni sta più vicino alla pianura agricola, mentre Serrata si trova più in alto, sui primi rilievi che chiudono la conca. Fra i due abitati ci sono pochi minuti di strada. Tuttavia il paesaggio cambia in fretta: gli agrumeti lasciano spazio all’oliveto in pendio e alle prime macchie di vegetazione collinare.

Fra i borghi della Piana di Gioia Tauro, questi due sono tra i meno frequentati, e proprio per questo restano leggibili. Non si trovano botteghe per turisti né percorsi segnalati. Si trovano invece paesi abitati, con i loro ritmi.

Come arrivare in auto e in treno

In auto il riferimento è l’A2 Autostrada del Mediterraneo: si esce nell’area di Rosarno e si prosegue verso l’interno su strade provinciali. Per quanto riguarda il parcheggio, nei centri piccoli si sosta senza difficoltà nelle piazze e lungo le vie d’ingresso. Conviene comunque evitare le strade strette del nucleo antico nelle ore delle funzioni religiose.

In treno si arriva alle stazioni di Rosarno o di Gioia Tauro, sulla linea tirrenica. Da lì, però, serve un’auto o un taxi. Le storiche linee Taurensi delle Ferrovie della Calabria, cioè la Gioia Tauro–Cinquefrondi e la Gioia Tauro–Sinopoli, sono ferme. Secondo Ciavula, il comitato per la loro riapertura stima i lavori in circa 150 milioni. Inoltre le linee sono vincolate come bene culturale dal decreto n. 1580 del 28 novembre 2019, e quindi la sede non può essere trasformata in pista ciclabile.

Distanze da Gioia Tauro, dal mare e dall’Aspromonte

Il mare più vicino è quello del Golfo di Gioia, raggiungibile scendendo verso Rosarno e San Ferdinando. Le scogliere di Palmi richiedono invece un tratto di A2 verso sud. La tabella riassume le mete abbinabili, con i dati dei percorsi a piedi.

MetaAccesso dai borghiPercorso a piediTempo a piedi
Golfo di Gioia (spiagge)SP verso Rosarno/San Ferdinandonessuno—
Monte Sant’Elia (Palmi)A2 sud, uscita Palmianello 9,8 kmmezza giornata
Cala Rovaglioso (Palmi)A2 sud, uscita Palmi6,9 km, facilecirca 2 h
Parco Archeologico dei TaurianiA2 sud, area Palmi6,3 kmvariabile
Cascate del Maesano (Aspromonte)A2 sud, poi interno5 km, difficoltà Ecirca 3 h

La storia dei due borghi, dal terremoto del 1783 alla ricostruzione

Per capire Serrata e Candidoni bisogna partire dal 5 febbraio 1783. Quel giorno cominciò una sequenza che, fra il 5 febbraio e il 28 marzo, produsse cinque scosse fortissime e diverse centinaia di repliche. Secondo un approfondimento dell’INGV, gli eventi del 5 febbraio e del 28 marzo ebbero una magnitudo stimata attorno a Mw 7.0, paragonabile al terremoto dell’Irpinia del 1980. Le prime scosse colpirono l’Aspromonte e lo Stretto, mentre le successive investirono la Stretta di Catanzaro. La Piana, in mezzo, venne travolta.

Il bilancio fu enorme: 182 centri rasi al suolo. Le notizie impiegarono una decina di giorni per raggiungere Napoli. Ferdinando IV di Borbone nominò allora il conte Francesco Pignatelli Vicario generale delle Calabrie, con il compito di gestire i soccorsi e poi la lunga ricostruzione.

Una ricostruzione pensata come riforma

Il governo borbonico non si limitò a riedificare. Decine di paesi furono spostati in siti diversi, e città come Palmi, Mileto e Reggio vennero ridisegnate secondo piani urbanistici nuovi. Per finanziare i lavori si istituì la Cassa Sacra, che incamerava i beni degli enti religiosi soppressi e li rivendeva. Inoltre si emanò quello che la storiografia considera il primo regolamento antisismico d’Europa.

Il simbolo tecnico di quella stagione è la casa baraccata, con un’ossatura lignea annegata nella muratura. Dopo il terremoto del 1908, il sismologo Mario Baratta notò che le case baraccate a un solo piano erano rimaste quasi intatte. Anche l’edificio vescovile di Mileto, costruito con il sistema borbonico, aveva retto bene. Di recente CNR e Università della Calabria lo hanno studiato per verificarne l’efficacia.

Come leggere i paesi ricostruiti

Nei sopralluoghi che conduco nei centri della Piana, uso sempre lo stesso metodo. Prima di tutto osservo la trama delle strade: un impianto regolare, con assi rettilinei e piazza centrale, rimanda spesso alla ricostruzione di fine Settecento. Poi guardo l’altezza delle case, di solito contenuta, e i rapporti tra chiesa e piazza. Infine cerco le date incise sui portali e sulle chiavi d’arco, che spesso raccontano più delle guide.

Chi vuole approfondire trova un riferimento solido nei volumi di Augusto Placanica, L’Iliade funesta (1982) e Il filosofo e la catastrofe (1985). Secondo pianainforma.it, il tema è ancora vivo sul territorio: a Taurianova è stato presentato il volume La Calabria dopo il terremoto del 1783. Dall’emergenza alla ricostruzione.

Cosa vedere a Serrata

Il primo consiglio su cosa vedere a Serrata riguarda il paesaggio, prima ancora dei singoli edifici. Il paese sta sui rilievi che chiudono la Piana a nord-est. Dai margini dell’abitato rivolti a ovest, quindi, lo sguardo scende sugli oliveti verso la pianura e, nelle giornate limpide, verso la costa tirrenica calabrese. È un buon punto panoramico sulla Piana per capire, con la carta sotto gli occhi, la geografia di tutto il comprensorio.

Il centro storico e gli edifici religiosi

La visita si fa a piedi, partendo dalla piazza principale, dove si concentrano municipio, chiesa e vita sociale. Le vie del nucleo storico vanno percorse senza fretta. Così si notano i dettagli che distinguono un paese ricostruito: le facciate allineate, le soglie in pietra, i portali datati, i rifacimenti del secondo dopoguerra sovrapposti alle murature più vecchie.

Le chiese si visitano soprattutto in prossimità delle funzioni. Nei piccoli centri, infatti, l’apertura dipende dal parroco o dai volontari della confraternita. Le consiglio di chiedere in parrocchia o al bar della piazza: in un paese di poche centinaia di residenti l’informazione arriva in pochi minuti. All’interno conviene osservare le statue processionali, che restano il cuore della devozione locale e il legame più diretto con le feste.

Esperienze, feste e prodotti tipici del borgo

Le esperienze più autentiche coincidono con il calendario agricolo e religioso. Nei paesi della Piana le feste patronali cadono in gran parte nei mesi estivi, quando rientrano gli emigrati. Le date precise, però, si consultano sull’albo pretorio del Comune o presso la parrocchia, perché variano di anno in anno.

Fra i prodotti tipici del borgo, e più in generale di quest’area della Piana, vale la pena cercare:

  • olio extravergine da frantoi della zona, meglio se acquistato direttamente dal produttore;
  • agrumi di stagione, soprattutto in inverno;
  • conserve domestiche, sott’oli e salumi di produzione familiare, spesso venduti a voce più che in negozio.

Nelle mie ricerche sul campo ho imparato che la domanda giusta non è «cosa si vende qui?», bensì «chi frange le olive del paese?». La risposta porta quasi sempre a un frantoio e, quindi, a una conversazione.

Durante la raccolta delle olive, in autunno e inverno, il borgo cambia volto: le reti stese sotto gli alberi, i trattori sulle strade interpoderali, l’odore del frantoio. È il momento migliore per vedere Serrata come lavora, non come si mostra.

Cosa vedere a Candidoni

Il tema più utile per decidere cosa vedere a Candidoni è il rapporto stretto fra paese e campagna. Più vicino alla pianura rispetto a Serrata, il borgo è circondato dalle colture. Perciò la visita si completa uscendo dall’abitato, lungo le strade interpoderali, dove si leggono i confini fra oliveti, agrumeti e nuovi impianti.

Il paese, le chiese e i luoghi della memoria

Il centro si attraversa in poco tempo. Questo non significa che si veda in fretta. Le consiglio di partire dalla chiesa principale e dalla piazza, poi di allargare il giro alle vie residenziali. Anche qui la regola pratica è la stessa: per entrare in chiesa conviene informarsi in parrocchia sugli orari.

I luoghi della memoria, in un centro così piccolo, sono spesso discreti: lapidi, edicole votive agli incroci, il cimitero con le cappelle di famiglia. Inoltre le case chiuse raccontano l’emigrazione, che ha segnato tutti i paesi interni della Piana. Durante i miei colloqui con gli anziani del comprensorio, i racconti tornano sempre agli stessi nodi: la partenza, le rimesse, il ritorno d’estate.

Tradizioni popolari e ricorrenze

Le ricorrenze principali seguono il ciclo comune alla Calabria meridionale: la Settimana Santa, la festa patronale, le celebrazioni mariane estive. Il calendario esatto va verificato ogni anno presso il Comune o la parrocchia, poiché processioni e date possono cambiare.

Un consiglio da ricercatore: le feste di un borgo piccolo si capiscono meglio il giorno prima. In quelle ore si preparano le statue, si montano le luminarie e si organizzano i turni dei portatori. Se Le capita di essere in zona, chieda con discrezione di assistere: di solito l’accoglienza è generosa, purché si rispettino i momenti di raccoglimento.

Il paesaggio agricolo della Piana: olivi, agrumi e lavoro della terra

Gli uliveti secolari della Piana sono il vero monumento del territorio. Secondo la scheda di rurability, l’area degli oliveti monumentali occupa circa 2.434 ettari fra Gioia Tauro, Rizziconi e Taurianova. Gli alberi raggiungono anche i 20 metri, perché per secoli la potatura non si praticava. L’olivicoltura era già consolidata in età romana e, nel Seicento, rappresentava l’unica attività economica in espansione.

Il sesto d’impianto tradizionale è largo, 15 per 15 metri. Di conseguenza sotto le chiome si estendono spesso gli agrumeti, in una consociazione tipica della Piana. Lo stesso paesaggio, tuttavia, è vulnerabile. Si piantano nuovi olivi fra quelli storici, si sradicano piante centenarie per rivenderle ai giardini privati, si introducono kiwi e impianti intensivi irrigui. Quando percorre le strade fra Serrata, Candidoni e Gioia Tauro, osservi proprio queste differenze: il bosco d’olivi alto e irregolare accanto ai filari bassi e fitti racconta due agricolture opposte.

Itinerario di un giorno tra Serrata, Candidoni e dintorni

Visitare Serrata e Candidoni in un giorno è realistico. Conviene dedicare la mattina ai borghi, quando le chiese sono più spesso aperte e i paesi sono animati. Si comincia da Serrata, più in alto, poi si scende a Candidoni e si attraversa la campagna verso Rosarno. Il pomeriggio, quindi, resta libero per una delle escursioni nei dintorni di Gioia Tauro.

Escursioni e cascate verso l’Aspromonte

Il Parco Nazionale dell’Aspromonte offre rilievi che sfiorano i 2.000 metri e itinerari più impegnativi. La meta d’acqua classica sono le Cascate del Maesano, o salti dell’Amendolea: tre salti nella roccia granitica, con vasche circondate da faggi e conifere in quota e da macchia mediterranea più in basso. L’avvicinamento è di 5 km, circa tre ore, difficoltà E, con accesso gratuito. Si evitano con pioggia o temporali, per il rischio di piene e di rocce scivolose.

Per un pomeriggio, però, il Maesano è lontano. Più vicine ai borghi si trovano le cascate Mundu e Galasia, nel territorio di Molochio, sempre nella Piana. Informazioni aggiornate sui sentieri del parco si trovano sul sito del Parco Nazionale dell’Aspromonte.

La costa di Palmi, Monte Sant’Elia e il Tracciolino

L’abbinamento più equilibrato è con Palmi. Il giro ad anello del Monte Sant’Elia misura 9,8 km e regala la vista sulla costa e, con il cielo terso, sulle Isole Eolie. Il punto panoramico delle Tre Croci è la sosta d’obbligo.

Il Sentiero del Tracciolino corre sulla scogliera fra Palmi e Bagnara Calabra, con vedute su Stromboli e, nelle giornate limpide, sull’Etna. In alcuni tratti è molto stretto e la vegetazione sul lato mare può nascondere il vuoto. Lungo il percorso si incontra anche un ponticello ad arco in pietra, che si può aggirare a sinistra.

Fra i sentieri ad anello più facili, il giro da Palmi verso Cala Rovaglioso misura 6,9 km, per circa 2 ore. Il percorso da Pietrenere, invece, collega il Parco Archeologico dei Tauriani alla Torre delle Pietre Nere in 6,3 km.

Informazioni pratiche: quando andare, dove mangiare e dormire

Il periodo migliore per visitare la zona è la primavera o l’autunno. Le temperature sono miti, la macchia mediterranea è in fiore o in frutto e i sentieri restano percorribili. L’estate porta le feste patronali, ma anche un caldo che sconsiglia le escursioni nelle ore centrali. Fra autunno e inverno, invece, la raccolta delle olive offre il quadro più vero della vita agricola.

Per mangiare, i due borghi offrono una ristorazione minima. Conviene quindi organizzarsi verso Rosarno o Palmi, dove la scelta è più ampia. Per dormire, Palmi è la base più comoda: è vicina al mare, ai sentieri e all’A2. Gli agriturismi della Piana restano un’alternativa interessante per chi cerca il contesto rurale. Le cascate e i sentieri citati hanno accesso gratuito, perciò il costo della giornata si limita a carburante, pasti e alloggio.

Come primo passo concreto, controlli il calendario delle feste sul sito del Comune di Serrata o di Candidoni e scelga una data che coincida con la ricorrenza o con la raccolta delle olive.

FAQ

Cosa si produce nella Piana di Gioia Tauro?

La Piana è soprattutto terra di olio extravergine e di agrumi. Gli oliveti monumentali occupano circa 2.434 ettari fra Gioia Tauro, Rizziconi e Taurianova, spesso consociati con gli agrumeti sottostanti. Negli ultimi anni si sono aggiunti anche il kiwi e impianti di olivo intensivi e irrigui, che stanno modificando il paesaggio storico.

Quanto distano Serrata e Candidoni dal mare?

Il mare più vicino è quello del Golfo di Gioia, raggiungibile con un breve tragitto in auto scendendo verso Rosarno e San Ferdinando. Candidoni, più vicino alla pianura, è il punto di partenza più comodo. Per le scogliere e le calette di Palmi, invece, serve un ulteriore tratto di A2 verso sud.

Qual è il periodo migliore per visitare Serrata e Candidoni?

Primavera e autunno sono le stagioni più adatte, sia per le temperature sia per abbinare le escursioni. L’estate concentra le feste patronali, ma il caldo limita il trekking. Fra autunno e inverno, invece, la raccolta delle olive permette di vedere il lavoro agricolo che definisce l’identità della Piana.

Quanti abitanti hanno Serrata e Candidoni?

Sono due comuni molto piccoli, con poche centinaia di residenti ciascuno. Candidoni è il più piccolo dei due. Per il dato aggiornato al 1° gennaio di ogni anno, il riferimento ufficiale è il bilancio demografico pubblicato dall’ISTAT sul portale demo.istat.it.

Perché è famosa Gioia Tauro?

Gioia Tauro è nota soprattutto per il porto, hub logistico del Mezzogiorno gestito dall’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio. Secondo il Quotidiano del Sud, nel 2024 è stato completato il collegamento tra lo scalo e la rete ferroviaria nazionale. La città dà inoltre il nome alla Piana e ai suoi oliveti monumentali.

Si possono visitare Serrata e Candidoni in un solo giorno?

Sì, e anzi conviene. La mattina basta per entrambi i borghi, partendo da Serrata e scendendo poi a Candidoni. Nel pomeriggio si può raggiungere Palmi per il Monte Sant’Elia o per un tratto del Tracciolino. Serve però l’auto, perché nessuno dei due paesi ha una fermata ferroviaria attiva.

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