Ceramica calabrese: Seminara, le maschere apotropaiche e le botteghe storiche in esposizione

Ceramica calabrese: Seminara, maschere apotropaiche e botteghe

La ceramica di Seminara si riconosce da maschere grottesche dai colori vivaci, nate per tenere lontano il malocchio, e da forme d’uso antiche come babbaluti, gabbacumpari e ricci. Per vederla conviene partire dal Museo delle Ceramiche di Calabria e poi entrare nelle botteghe di famiglia, dove solo una minoranza lavora ancora con i metodi tradizionali. Questa distinzione pesa al momento dell’acquisto. Tra un pezzo modellato e smaltato a mano e una copia seriale venduta online come “calabrese” la differenza si vede, purché si sappia dove guardare.

In breve

  • Seminara conta poco più di 3.000 abitanti e si trova in provincia di Reggio Calabria.
  • Il museo, inaugurato nel 2019, espone oltre 500 pezzi provenienti da 20 centri calabresi.
  • Secondo il Comune, le botteghe fedeli a lavorazione e cottura tradizionali sono soltanto due.
  • I Condurso usano soprattutto verdi, blu e gialli, mentre i Ferraro privilegiano i gialli.

Seminara, il borgo che ha fatto della ceramica la sua identità

Seminara sorge tra Palmi e Bagnara Calabra, a pochi chilometri dalla Costa Viola. Il legame con l’argilla è documentato da secoli: nel 1746 il Catasto Onciario registra 23 pignatari, concentrati nel quartiere periferico detto appunto Pignatari. Le fornaci stavano lontane dalle case per ridurre il rischio d’incendi. Nel 1777, inoltre, il viaggiatore inglese Henry Swinburne annotava una notevole animazione di industrie ceramiche.

Il terremoto del 1783 rase al suolo il borgo e cancellò gran parte delle testimonianze più antiche. Per questo i pezzi conservati risalgono all’Ottocento. La ripresa, tuttavia, fu vigorosa: nel 1880 si contavano 28 fornaci, con mulini a mano per macinare gli smalti e 57 addetti tra tornitori, fornaciai e smaltitori. Intorno al 1948 l’insegnante Vincenzo Infantino riunì in cooperativa circa sessanta ceramisti. Il Museo delle Ceramiche di Calabria, nel centro storico, ripercorre oggi questa storia su tre livelli.

Le maschere apotropaiche: perché proteggono la casa

Una maschera di Seminara va appesa in evidenza, sulla facciata o accanto all’ingresso, perché deve respingere lo sguardo invidioso prima che varchi la soglia. Nelle credenze popolari calabresi il male ha volti precisi: l’invidioso che lancia il malocchio, gli spiritelli maligni, il diavolo. Il volto orrido serve dunque a spaventarli.

Dalle Gorgoni greche al malocchio della tradizione calabrese

La radice è greca. Nel teatro antico le maschere mostruose avevano una funzione catartica, e le tre Gorgoni incarnavano lo sguardo che pietrifica. A Seminara la stessa logica si traduce in tratti ricorrenti: occhi sbarrati e cerchiati, bocca spalancata, lingua in fuori, talvolta corna o baffi arricciati. L’esagerazione ha uno scopo, perché un’espressione eccessiva rimanda il malocchio a chi lo lancia.

Anche il colore ha una funzione. Nei pezzi tradizionali dominano verdi, blu e gialli a contrasti netti, che rendono la maschera leggibile da lontano come un segnale. Durante le mie visite in paese ho notato, del resto, che i pezzi più vicini all’uso antico mantengono un’espressione severa. Le versioni pensate come souvenir, invece, tendono al sorriso.

Babbaluti, gabbacumpari e teste di greco: le forme da conoscere

Quasi ogni forma nasce da un uso domestico, poi caricato di ironia o di valore simbolico.

FormaDescrizioneUso originario
Babbalutibottiglie antropomorfe, talvolta con manico posteriorevino, satira dei potenti
Gabbacumparibrocca da vino con un trucco nascostoburla tra commensali
Ricciobottiglia panciuta irta di puntecontenitore
Quartarepiccole brocche con beccoacqua
Lumierelampade a olio di ispirazione cristianaluce, devozione

Il babbaluto ritraeva in chiave satirica i “potenti di turno” e trasformava così la caricatura in un recipiente da tavola. Il gabbacumpari, al contrario, è uno scherzo: chi non conosce il segreto per bere finisce bagnato di vino.

Le teste di greco appartengono alla stessa famiglia degli orci antropomorfi. Raffigurano un volto maschile barbuto e solenne, che evoca l’eredità della Magna Grecia più che un personaggio preciso. Dare un volto all’oggetto significa, infatti, affidargli una presenza tutelare in casa. Accanto a queste forme compaiono la fiaschetta “a barilotto” che il contadino legava alla cintura, le bottiglie a pesce o a colomba e le borracce a ciambella.

Botteghe storiche e maestri pignatari: dove nasce un pezzo

Il primo nome da conoscere è quello della famiglia Condurso. Il Cavalier Condurso resta il riferimento per chi cerca forme antiche e smalti verdi, blu e gialli. I Ferraro hanno conservato una linea fedele alla tradizione, ma hanno anche introdotto tecniche innovative con prevalenza di gialli. In entrambi i casi si tratta di una tradizione tramandata di padre in figlio.

Il Comune segnala però che soltanto due botteghe mantengono i sistemi tradizionali di lavorazione e cottura. Le altre, delle decine attive nel dopoguerra, si sono adeguate a forni moderni e a nuovi gusti. Chiedere al banco come avviene la cottura è quindi una domanda legittima.

Tra i ceramisti circola anche un racconto su Pablo Picasso. Durante un’esposizione a Ventimiglia avrebbe acquistato alcuni pezzi, finiti poi in musei di Antibes e Toronto. Nessun documento lo conferma: va letto come memoria orgogliosa del paese.

Come riconoscere una ceramica autentica di Seminara

Un pezzo fatto a mano si riconosce girandolo e osservandolo da vicino:

  • segni di lavorazione: anelli del tornio all’interno, impronte delle dita, attacchi del manico leggermente irregolari;
  • firma o sigla del maestro, incisa o dipinta sotto la base;
  • smalti irregolari, con colature, spessori variabili e piccole sbavature tra un colore e l’altro;
  • asimmetrie del volto, che variano da un esemplare all’altro.

Al contrario, una produzione seriale presenta superfici uniformi, colori piatti e pezzi identici tra loro. Attenzione anche agli annunci che mescolano Seminara con Caltagirone o Vietri, perché si tratta di tradizioni diverse per centro, forme e repertorio. Nel Settecento Seminara rivaleggiava proprio con Caltagirone, senza però confondersi con essa.

FAQ

Cosa rappresentano le maschere apotropaiche di Seminara?

Sono volti grotteschi con una funzione protettiva: devono allontanare il malocchio, gli spiriti maligni e il diavolo. Derivano dalla cultura greca, in particolare dalle maschere teatrali e dalle Gorgoni. Si appendono in punti ben visibili della casa, spesso vicino all’ingresso. Occhi sbarrati, lingua in fuori e colori accesi servono a respingere lo sguardo invidioso.

Dove si possono vedere e comprare le ceramiche di Seminara?

Le ceramiche si vedono al Museo delle Ceramiche di Calabria, nel centro storico, e si comprano direttamente nelle botteghe di famiglia, come quelle legate ai Condurso e ai Ferraro. Conviene visitare il museo al mattino e le botteghe nel pomeriggio. Nello stesso giro si può includere il vicino Monastero Ortodosso dei SS. Elia e Filarete.

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