scopri le chiese di laureana di borrello con la nostra guida completa al patrimonio religioso della piana, tra storia, arte e fede.

Le chiese di Laureana di Borrello: guida al patrimonio religioso della Piana

  • Centro storico di crinale e panorama sulla Piana: qui si leggono insieme paesaggio, devozione e insediamento.
  • Un patrimonio religioso segnato dai terremoti: ricostruzioni, ampliamenti e restauri definiscono molte chiese.
  • La parrocchiale di Santa Maria degli Angeli e San Gregorio Taumaturgo racconta la continuità tra XVI secolo e ricostruzioni del Novecento.
  • Tra i luoghi di culto più identitari: San Francesco di Paola (Calvario/Passione) e la Madonna del Carmine, con processioni e apparati devozionali.
  • Arte sacra “diffusa”: statue lignee, tele, organi e lavamani marmorei collegano famiglie, ordini religiosi e circuiti di committenza.
  • Tradizioni locali e calendario festivo: dall’Affruntata pasquale alla festa di San Rocco a Stelletanone, fino al patrono di novembre.
  • Una chiave contemporanea: turismo culturale lento, percorsi a piedi e lettura etnografica dei vicoli, tra case in pietra e memorie comunitarie.

Laureana di Borrello, piccolo centro collinare della provincia di Reggio Calabria, si dispone come un “balcone” naturale sulle valli e sulla Piana fino al mare. Proprio questa posizione, al riparo dalle antiche insidie costiere, aiuta a comprendere la sua storia religiosa: un tessuto di luoghi di culto nati per comunità in crescita e poi più volte rimodellati da terremoti, riparazioni e scelte urbanistiche. Nel reticolo dei vicoli si incontrano facciate sobrie, portali in pietra, campanili che emergono tra case in laterizio e pietra, oltre a piccole chiese “di quartiere” che custodiscono memorie familiari e oggetti di devozione quotidiana.

Il patrimonio non si esaurisce nell’elenco degli edifici. Conta, infatti, la relazione tra architettura sacra, pratiche liturgiche, feste e identità locale. Le ricostruzioni dopo il 1783 e, in alcuni casi, dopo il 1928, mostrano una Calabria interna che reagisce e riparte. Così le chiese di Laureana di Borrello diventano una guida concreta per leggere l’intera Piana: qui la fede ha lasciato tracce materiali e rituali, e ogni traccia chiede di essere interpretata con attenzione, senza fretta.

Sommaire :

Laureana di Borrello tra crinale e Piana: contesto storico e radici della storia religiosa

Laureana di Borrello si colloca in un’area collinare che domina due sistemi vallivi e, di conseguenza, l’ampio orizzonte della Piana. Questa posizione ha inciso sull’evoluzione degli insediamenti. Inoltre, ha favorito un centro abitato compatto, con un nucleo storico fatto di vicoli, slarghi e affacci panoramici. Non a caso, una tradizione popolare lega il nome del paese alla presenza di un grande alloro, evocando un paesaggio in cui natura e memoria si intrecciano.

Le origini vengono spesso ricondotte a un arco tra IX e X secolo. In quel periodo, molte comunità si spostarono dalle coste verso l’interno. Le incursioni saracene e l’insicurezza dei litorali resero più attraenti le aree collinari, considerate più difendibili e salubri. Di conseguenza, il primo popolamento stabile avrebbe cercato crinali e alture, ossia luoghi in cui controllare i percorsi e proteggere famiglie e risorse.

Geografia e urbanistica: perché le chiese si “incastrano” nei vicoli

La forma del centro storico, sviluppato in altezza, influenza la distribuzione delle chiese. Tuttavia, non si tratta solo di spazio disponibile. Le scelte rispondono anche a bisogni comunitari: cappelle per rioni, chiese maggiori per la parrocchia, edifici connessi a ordini religiosi o a famiglie notabili. Così, il sacro si dispone come una rete. Ogni nodo conserva una funzione, anche quando cambiano i volumi e i materiali dopo un sisma.

Camminando nel tessuto antico si notano case in pietra e mattoni, talvolta abbandonate. Questo quadro, quindi, crea un contrasto: spazi domestici che si svuotano e spazi di culto che continuano a rappresentare un riferimento. In un pomeriggio d’autunno, per esempio, capita di vedere piccoli gruppi che si fermano davanti a un portale, leggendo un’iscrizione o cercando uno stemma. La visita diventa un esercizio di osservazione, non un semplice passaggio.

Terremoti e ricostruzioni: una matrice comune del patrimonio religioso

La Calabria vive da secoli una relazione complessa con la sismicità. Perciò, la storia religiosa locale si intreccia con cantieri, consolidamenti e riaperture. Il terremoto del 1783 segna un passaggio decisivo: molte strutture risultano danneggiate o inagibili. La risposta, tuttavia, non è uniforme. In alcuni casi si ricostruisce “com’era”, in altri si modifica l’assetto, magari aggiungendo una scala esterna o ampliando una navata.

Anche il Novecento lascia impronte. Un sisma nel 1928, infatti, rende inagibile la principale chiesa parrocchiale, poi riedificata negli anni successivi. Queste fasi spiegano perché, a Laureana di Borrello, la lettura dell’architettura sacra richiede attenzione ai dettagli: materiali diversi, giunzioni murarie, facciate più recenti accanto a elementi lapidei più antichi. Il risultato è un paesaggio storico stratificato, che si comprende meglio collegando edificio, evento e comunità.

Questo contesto aiuta a entrare nel cuore della guida: la chiesa madre e i principali santuari urbani, dove il legame tra culto e vita quotidiana appare più evidente.

Chiesa Madre di Santa Maria degli Angeli e San Gregorio Taumaturgo: identità parrocchiale e continuità urbana

La chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria degli Angeli e a San Gregorio Taumaturgo costituisce un riferimento per l’intero abitato di Laureana di Borrello. La sua vicenda edilizia chiarisce, infatti, come il patrimonio religioso si costruisca nel tempo. L’edificio attuale sorge sul sito di una struttura precedente del XVI secolo. Questa continuità di luogo, quindi, mantiene stabile il “centro” della vita liturgica anche quando cambiano forme e dimensioni.

Dopo il terremoto del 1783 si avvia una ricostruzione, coerente con la necessità di restituire alla comunità uno spazio di culto funzionale. Tuttavia, un nuovo evento sismico nel 1928 rende la chiesa inagibile. La riedificazione tra il 1930 e il 1938, di conseguenza, segna la fase più determinante del volto attuale, con soluzioni strutturali più adatte al tempo e alle norme edilizie allora adottate.

Il patrono e la liturgia: San Gregorio come filo rosso

Il patrono celebrato il 17 novembre, San Gregorio Taumaturgo, rappresenta un elemento di coesione. Inoltre, consente di leggere il calendario religioso come parte della vita civica. La festa patronale, infatti, non riguarda soltanto la messa solenne. Attorno ad essa si organizzano incontri, riti di affidamento e momenti di socialità che, in un centro collinare, mantengono viva una rete di relazioni.

È utile notare come le intitolazioni mariane e quelle dei santi convivano spesso nella stessa dedicazione. Questa scelta, quindi, rafforza due piani: da un lato la devozione alla Madonna, dall’altro l’identità locale legata al patrono. In molte comunità della Piana succede qualcosa di simile, tuttavia a Laureana la storia sismica rende ancora più evidente il valore simbolico della “casa comune” parrocchiale.

Uno sguardo all’arte sacra: cosa osservare durante la visita

All’interno di una chiesa ricostruita nel Novecento si possono trovare arredi e opere provenienti da fasi diverse. Perciò, lo sguardo non deve fermarsi alle linee architettoniche. Conviene chiedere informazioni sui dipinti, sulle statue processionali e sugli oggetti liturgici. Spesso, infatti, questi elementi hanno attraversato danneggiamenti e spostamenti, e raccontano una storia parallela fatta di confraternite, donazioni e restauri.

Un esempio tipico riguarda le statue utilizzate nelle processioni. Anche quando l’edificio cambia, la comunità tende a conservare immagini e paramenti che riconosce come propri. Così, l’arte sacra diventa “mobile” e, allo stesso tempo, identitaria. È una dinamica che rende la visita più interessante: il valore non dipende solo dall’età dell’edificio, ma dalla continuità d’uso e di significato.

Consigli pratici per un turismo culturale rispettoso

Nel turismo culturale legato ai luoghi di culto contano alcune attenzioni. Prima di tutto, è opportuno verificare gli orari delle messe e delle aperture. Inoltre, conviene adottare un comportamento discreto durante le funzioni. Infine, una breve sosta sul sagrato permette di leggere la chiesa nel tessuto urbano, osservando come i percorsi pedonali convergono verso quel punto.

Una domanda guida può aiutare: quali tracce del passato restano riconoscibili nonostante le ricostruzioni? La risposta, spesso, si trova nei dettagli e nei racconti locali, e prepara il passaggio verso le chiese “satelliti” del centro.

Tra queste, spiccano edifici che conservano elementi artistici specifici e memorie di ordini religiosi, come la chiesa legata alla devozione francescana.

Chiesa di San Francesco d’Assisi (detta di Sant’Antonio): cupola, materiali a vista e memoria conventuale

La chiesa dedicata a San Francesco d’Assisi, spesso indicata dalla popolazione come chiesa di Sant’Antonio, offre un caso interessante di lettura dell’architettura sacra locale. La presenza di una cupola, infatti, diventa un segno riconoscibile nel profilo urbano. Tuttavia, ciò che colpisce maggiormente è il dialogo tra superfici intonacate e parti riportate a vista, come accade nell’area absidale.

In un momento non precisato della sua storia, l’abside era stata intonacata. Successivamente, si è scelto di riportarla al mattone faccia-vista, recuperando l’aspetto originario. Questa decisione, quindi, non riguarda solo l’estetica. Indica anche un’idea di autenticità e di valorizzazione dei materiali, spesso ricercata quando una comunità decide di “mostrare” la propria storia invece di coprirla.

Il lavamanile del 1662: un oggetto che racconta un ordine religioso

Tra gli elementi più significativi si segnala un lavamanile in marmo composto da cinque pezzi, proveniente dal Convento dei Minori di Borrello. È datato 1662 ed è contrassegnato dai simboli dell’ordine. Di conseguenza, l’oggetto non va letto come semplice arredo. Funziona come una prova materiale di relazioni tra centri vicini, comunità religiose e circuiti di committenza.

Per un visitatore, questo tipo di reperto offre un metodo: partire da un dettaglio e ricostruire un contesto. Quali percorsi hanno portato quel manufatto a Laureana di Borrello? Quali eventi hanno determinato lo spostamento di beni tra chiese diverse? Domande del genere, inoltre, aiutano a comprendere perché il patrimonio religioso della Piana non sia mai isolato, ma connesso.

Un caso di studio: visita guidata con “taccuino” per leggere l’arte sacra

Un itinerario efficace può seguire una logica “da taccuino”. Prima si osserva la cupola e si annota come la luce scende verso l’aula. Poi si passa all’abside, distinguendo le superfici recuperate. Infine, ci si concentra sul lavamanile, verificando iscrizioni e segni di lavorazione. Così la visita diventa un esercizio di lettura, non una semplice contemplazione.

Questo approccio, peraltro, funziona bene con piccoli gruppi e scuole. Inoltre, si adatta a chi pratica fotografia documentaria. Nel centro storico, infatti, l’uscita fotografica tra vicoli e scorci panoramici consente di collegare esterno e interno: la materia delle case dialoga con la materia delle chiese. Il risultato è una narrazione visiva coerente, utile anche per archivi digitali locali.

Indicazioni di comportamento e accessibilità

Per un accesso rispettoso conviene considerare tre aspetti. Anzitutto, l’abbigliamento sobrio aiuta a mantenere il decoro. In secondo luogo, è preferibile evitare scatti con flash davanti alle opere. Infine, in caso di celebrazioni, si può sostare in fondo e ascoltare, perché anche il suono fa parte dell’esperienza di un luogo di culto.

La chiesa di San Francesco d’Assisi, quindi, prepara lo sguardo a un altro capitolo centrale: quello dei santuari legati a devozioni molto sentite e a immagini processionali, come avviene per San Francesco di Paola e per la Madonna del Carmine.

L’attenzione si sposta ora verso una chiesa che porta impressa, in modo quasi didascalico, la storia dei terremoti e delle trasformazioni urbanistiche del territorio.

San Francesco di Paola (Calvario/Passione) e Madonna del Carmine: due polarità devozionali nella Piana

La chiesa di San Francesco di Paola, un tempo nota come chiesa del Calvario o della Passione, nasce nel 1580. La sua storia, tuttavia, risulta segnata dal sisma del 1783, che la distrugge. La comunità avvia poi la ricostruzione e, di conseguenza, l’edificio viene anche ampliato nel 1885. All’interno si ricordano decorazioni con maioliche, che rimandano a un gusto ornamentale diffuso nel Meridione tra Otto e Novecento.

Accanto alla chiesa esisteva un convento dei Paolotti. In seguito, l’immobile viene espropriato dal demanio e demolito per lasciare spazio alla strada verso Bellantone. Questo passaggio, quindi, mostra una tensione tipica: infrastrutture e modernizzazione incidono sul paesaggio religioso. Eppure, non cancellano la memoria, che resta negli oggetti e nelle immagini custodite in chiesa.

La statua lignea e l’affresco narrativo: quando l’arte sacra diventa racconto

Nella chiesa si conserva una statua lignea di San Francesco di Paola, proveniente dall’omonima chiesa dell’antica Borrello distrutta. Di conseguenza, l’opera porta con sé un doppio radicamento: appartiene a Laureana e, allo stesso tempo, a una geografia della perdita e del trasferimento. Questo tipo di mobilità delle immagini devozionali spiega bene come si formi un patrimonio “composito”.

Sulla volta compare una rappresentazione del santo che attraversa lo Stretto di Messina camminando sulle acque. Qui l’iconografia traduce un episodio prodigioso in una scena immediata, quasi teatrale. Inoltre, all’esterno, ai lati del campanile, due statue raffigurano Pietro e Paolo, creando un contrappunto apostolico che rafforza la cornice cattolica del culto locale.

Chiesa della Madonna del Carmine: dal Cinquecento al restauro contemporaneo

La Chiesa della Madonna del Carmine, nota anche come chiesa della Vergine del Carmelo, risale al Cinquecento. Anche qui, però, il terremoto del 1783 provoca gravi danni e rende l’edificio inagibile. La ricostruzione parte in tempi rapidi, e in seguito si effettuano ulteriori riparazioni. Nel secolo successivo viene aggiunta una scalinata, che oggi orienta il modo di “entrare” e di percepire la facciata.

La facciata appare lineare e ben integrata con gli edifici adiacenti. Ai lati si notano colonne di ordine dorico, mentre una nicchia ospita la statua della Madonna del Carmine con il Bambino. L’interno, restaurato nel 2003, punta su semplicità e misura. Dietro l’altare maggiore, inoltre, si trova una teca con la statua portata in processione durante le festività, elemento centrale per comprendere la devozione popolare.

Tabella di orientamento: edifici, date chiave e particolarità

Luogo di culto Fasi storiche principali Elementi distintivi di arte e architettura Nota per il visitatore
Chiesa Madre (Santa Maria degli Angeli e San Gregorio) Preesistenza XVI sec.; ricostruzione post-1783; inagibilità 1928; riedificazione 1930-1938 Centralità parrocchiale; stratificazioni di arredi Verificare orari liturgici e percorsi a piedi nel centro storico
San Francesco d’Assisi (detta Sant’Antonio) Trasformazioni interne nel tempo Cupola; abside a mattoni a vista; lavamanile in marmo del 1662 Osservare i dettagli materici e i simboli dell’ordine
San Francesco di Paola (Calvario/Passione) Fondazione 1580; distruzione 1783; ricostruzione; ampliamento 1885 Maioliche; statua lignea; volta con attraversamento dello Stretto Leggere il legame tra viabilità moderna e perdita del convento
Madonna del Carmine Cinquecento; inagibilità 1783; ricostruzione; aggiunta scalinata nel secolo successivo; restauro 2003 Facciata con colonne doriche; campanile a base quadrata; organo a canne Durante la festa, seguire la processione mantenendo i margini liberi

Una pratica di turismo culturale: itinerario “tra due campanili”

Per collegare San Francesco di Paola e la Madonna del Carmine si può impostare un percorso breve, adatto anche a chi arriva per una sola giornata. Prima si visita l’esterno, osservando campanile e statue, quindi si passa agli interni con tempi lenti. Successivamente, una sosta in un punto panoramico permette di capire come la Piana faccia da sfondo costante alla devozione urbana.

Questo itinerario, inoltre, funziona bene durante le ore meno calde. In estate, per esempio, la visita mattutina evita affollamenti e consente un ascolto più raccolto. La frase chiave da tenere a mente è semplice: a Laureana di Borrello la fede si legge anche nelle trasformazioni, non solo nelle origini.

Accanto alle chiese maggiori, però, esistono piccoli edifici che custodiscono una densità sorprendente di opere e simboli, e che raccontano la formazione del primo nucleo abitato.

Santa Maria della Sanità e le “chiesòle” del nucleo antico: stemmi, famiglie e arte sacra diffusa

Tra i luoghi di culto più evocativi si colloca la chiesa di Santa Maria della Sanità, spesso chiamata “chiesòla” o “chiesa della Madonnicchia”. La sua ubicazione in un’area ritenuta vicina al nucleo originario, attorno all’anno 1000, le assegna un valore topografico prima ancora che artistico. Si trova nell’attuale via Melchi, nella zona tradizionalmente associata ai “massari”. Di conseguenza, la chiesa diventa un indizio per ricostruire come si sia formato l’abitato.

Un elemento colpisce subito: l’orientamento inconsueto della facciata, esposta a nord. Questo dato, quindi, suggerisce che l’edificio sia stato impostato su una base preesistente di tipo civile. In molte realtà calabresi, infatti, si osservano adattamenti simili, soprattutto quando un’area già edificata viene riorganizzata per funzioni religiose.

Committenza Laquaniti-Argirò e portale con stemma: il segno della proprietà nella devozione

La chiesa viene collegata alla famiglia Laquaniti-Argirò e si colloca presumibilmente nel XVII secolo. Il terremoto del 1783 la rende inagibile, e successivamente si interviene con restauri. Tuttavia, il dettaglio più narrativo resta il portale in pietra, sul quale compare lo stemma degli Argirò. Qui il sacro incontra la storia sociale: la devozione passa anche attraverso famiglie che investono in edifici e arredi, lasciando un segno riconoscibile.

In passato si venerava una statua ottocentesca in cera raffigurante Maria Bambina. Questo particolare, inoltre, apre una finestra su pratiche devozionali molto concrete, legate alla nascita, alla protezione e ai cicli della vita. La scelta della cera rimanda a un gusto e a una tecnica diffusi nel XIX secolo, spesso connessi a donazioni e ex voto.

Opere e oggetti: dal Trecento al Settecento in uno spazio raccolto

All’interno si conservano elementi di notevole interesse. Si segnala una lastra marmorea a bassorilievo del Trecento, proveniente da Mileto, che testimonia scambi e circolazione di manufatti. Inoltre, sono presenti tele settecentesche e un lavamanile in marmo del Seicento. Spicca anche un organo diritto a mantici del Settecento, che richiama una cultura sonora oggi spesso trascurata.

Per valorizzare questi oggetti, conviene adottare un metodo di osservazione in tre tempi. Prima si identificano materiali e datazioni. Poi si collegano le provenienze, per capire perché un pezzo arrivi da un altro centro. Infine, si inserisce tutto nella storia locale, considerando terremoti, restauri e trasformazioni del quartiere. Così il visitatore coglie l’unità del patrimonio religioso senza ridurlo a un elenco.

Lista di cose da cercare durante la visita ai piccoli edifici sacri

  • Portali e architravi: iscrizioni, stemmi, segni di reimpiego di pietre più antiche.
  • Orientamento e impianto: facciate non canoniche che indicano adattamenti urbanistici.
  • Oggetti liturgici: lavamani, calici, reliquiari, spesso legati a donazioni locali.
  • Apparati pittorici: tele settecentesche con iconografie ricorrenti nella Piana.
  • Strumenti musicali: organi e cantorie, utili per leggere pratiche rituali e feste.

Vicoli, fotografie e memoria: un uso contemporaneo del centro storico

Il centro storico di Laureana di Borrello offre scorci particolarmente fotogenici. Tra i vicoli si alternano archi, gradini e muri in pietra, e alcune abitazioni risultano disabitate da tempo. Questo scenario, quindi, alimenta un interesse crescente per passeggiate culturali e uscite fotografiche. Tuttavia, l’immagine non deve sostituire il racconto: ogni scatto diventa più significativo quando si collega a una storia di quartiere o a una festa.

Dai punti alti del paese si ammira l’intera Piana fino al mare. Perciò, la visita alle chiesòle può includere un breve percorso panoramico, utile per comprendere come la spiritualità locale dialoghi con il paesaggio. L’insight finale è chiaro: la devozione minuta, custodita in piccoli spazi, sostiene spesso quanto le grandi feste.

Tradizioni locali e calendario delle feste: riti, musica e comunità attorno ai luoghi di culto

Le tradizioni locali di Laureana di Borrello si esprimono soprattutto nelle ricorrenze religiose. Il calendario non è una semplice successione di date. Al contrario, organizza tempi comunitari, ritorni dei residenti che vivono altrove e pratiche di solidarietà. Così, le feste contribuiscono a mantenere vivo il rapporto tra abitanti, parrocchie e frazioni della Piana interna.

La ricorrenza più nota è la festa di San Rocco nella frazione di Stelletanone, il 16 agosto. Accanto alle celebrazioni liturgiche, si svolgono eventi civili come concerti e spettacoli pirotecnici. Inoltre, si ricorda il tradizionale ballo dei Giganti, che unisce dimensione rituale e spettacolare. Questo intreccio, quindi, mostra come la festa diventi un linguaggio condiviso: sacro e sociale camminano insieme, senza annullarsi.

Calendario essenziale delle ricorrenze: continuità e geografia delle frazioni

Nel territorio comunale ricorrono diverse festività cattoliche durante l’anno. Tra queste si segnala l’anniversario del miracolo di Maria Santissima del Carmelo il 5 febbraio. Segue, il 25 marzo, la festa di Maria Santissima Annunziata nella frazione di Bellantone. A Pasqua si celebra l’Affruntata, rito molto sentito in Calabria, che mette in scena l’incontro tra il Risorto e la Madonna.

Il 22 maggio, sempre a Bellantone, si festeggia San Pasquale Baylon. Il 16 luglio torna la festa di Maria Santissima del Carmelo, collegata alla chiesa del Carmine e alle processioni. Il 26 luglio la frazione di Sant’Anna celebra Sant’Anna. Infine, oltre a San Rocco in agosto, il 17 novembre si onora San Gregorio Taumaturgo, patrono di Laureana. Questa rete di date, quindi, delinea una mappa affettiva che attraversa centro e frazioni.

Rito e spazio: come cambiano le chiese durante le feste

Durante le festività le chiese cambiano volto. Si allestiscono addobbi, si preparano statue e baldacchini, e si organizza l’ordine della processione. Di conseguenza, l’edificio non è solo un contenitore. Diventa una “macchina rituale” che coordina ingressi, uscite e soste. Per un osservatore attento, questo momento permette di capire la funzione concreta degli spazi: navata come luogo d’attesa, sagrato come punto di partenza, strade come estensione del sacro.

La processione della Madonna del Carmine, per esempio, valorizza la teca che custodisce la statua e la rende visibile a tutti. Nel caso di San Francesco di Paola, invece, la narrazione iconografica della volta sostiene la devozione, perché rende presente il miracolo in forma immediata. Così, l’arte sacra non resta ferma, ma entra nella dinamica collettiva.

Turismo culturale e partecipazione: regole non scritte e buone pratiche

Il turismo culturale legato alle feste richiede sensibilità. È utile mantenere una distanza rispettosa dalle statue e dai portatori. Inoltre, conviene evitare di intralciare i passaggi, soprattutto nei vicoli stretti del centro storico. Chi desidera fotografare ottiene risultati migliori se sceglie pochi momenti, senza trasformare la processione in un set. Perciò, l’approccio migliore resta l’ascolto: canti, banda, passi e pause raccontano più di molte immagini.

Una pratica semplice aiuta: informarsi presso la parrocchia o le confraternite sui percorsi e sugli orari. In questo modo, la presenza del visitatore si integra con la comunità. L’insight conclusivo di questa sezione è netto: le feste non “decorano” il patrimonio, lo attivano e lo rendono comprensibile.

Quali sono le chiese principali da vedere a Laureana di Borrello per capire il patrimonio religioso?

Per una lettura completa dei luoghi di culto conviene partire dalla Chiesa Madre dedicata a Santa Maria degli Angeli e San Gregorio Taumaturgo. Quindi risultano centrali San Francesco di Paola e la Madonna del Carmine per le devozioni e le processioni. Infine, Santa Maria della Sanità aiuta a comprendere la dimensione più antica e “diffusa” dell’arte sacra nel centro storico.

Perché molte chiese di Laureana di Borrello hanno fasi di ricostruzione?

La sismicità ha inciso in modo decisivo sulla storia religiosa locale. Il terremoto del 1783 causò danni gravi e rese inagibili diversi edifici, avviando ricostruzioni e riparazioni. Inoltre, nel 1928 la chiesa parrocchiale fu resa inagibile e venne riedificata tra il 1930 e il 1938, mostrando una continuità di culto nonostante i cambiamenti strutturali.

Quali elementi di arte sacra meritano particolare attenzione durante la visita?

Tra i dettagli più significativi si segnalano il lavamanile marmoreo datato 1662 nella chiesa di San Francesco d’Assisi (detta Sant’Antonio), la statua lignea di San Francesco di Paola e l’iconografia della volta con l’attraversamento dello Stretto. A Santa Maria della Sanità, inoltre, risultano notevoli la lastra marmorea trecentesca, l’organo diritto settecentesco e il portale con lo stemma Argirò.

Quali feste aiutano a comprendere meglio le tradizioni locali legate alle chiese?

La festa di San Rocco a Stelletanone, il 16 agosto, è una delle più riconoscibili anche per gli eventi civili e il ballo dei Giganti. Tuttavia, sono molto indicative anche l’Affruntata la domenica di Pasqua e le ricorrenze carmelitane (5 febbraio e 16 luglio), perché mostrano come i luoghi di culto si trasformino in spazi rituali estesi alle strade del paese.

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