- Affruntata: rito pasquale della Calabria basato sull’“incontro” tra Madonna, Cristo risorto e spesso San Giovanni.
- Origini: legami con sacre rappresentazioni medievali, influssi iberici tra Sei e Settecento e narrazioni dei Vangeli apocrifi.
- Significato: passaggio dal lutto alla gioia, quindi dalla morte alla vita, reso visibile con la “svelatura” del manto nero.
- Tradizioni: gesti codificati, corsa dei portantini, attesa collettiva; l’evento resta un evento annuale identitario.
- Piana di Gioia Tauro: uno dei cuori contemporanei del rito, con varianti locali e una forte partecipazione comunitaria.
- Dove vederla: soprattutto la domenica di Pasqua a mezzogiorno o nel primo pomeriggio, con eccezioni tra lunedì e martedì.
Nella geografia rituale del Mezzogiorno, l’Affruntata occupa un posto peculiare, perché condensa in pochi minuti una trama emotiva che la comunità riconosce al primo gesto. Prima l’esitazione, poi l’avanzare e il ritrarsi, quindi la corsa improvvisa: la scena si costruisce senza parole, e tuttavia risulta chiarissima anche a chi assiste per la prima volta. Lungo le strade e nelle piazze dei paesi calabresi, la domenica di Pasqua diventa il teatro di una liturgia popolare in cui la religione si intreccia con la cultura locale, e il racconto della Resurrezione prende forma nella dinamica tra simulacri e folla. Non a caso, cronisti del Seicento parlarono di un “mirabile artificio”, colpiti dalla capacità di tradurre una dottrina in azione visibile.
Oggi il rito continua a rinnovarsi come festività centrale in molti centri tra Vibonese, Catanzarese e Reggino. Inoltre, nella Piana di Gioia Tauro l’Affruntata conserva una forza aggregante che supera le differenze tra quartieri e confraternite, e chiama in causa anche la gestione dell’ordine pubblico e delle responsabilità. Proprio perciò, raccontare origini, significato e luoghi in cui vederla significa leggere un microcosmo sociale: norme non scritte, ruoli tramandati, aspettative collettive e, talvolta, tensioni sul controllo simbolico degli spazi. In questa cornice, l’evento annuale non è solo un appuntamento devozionale, ma anche uno specchio dei rapporti tra memoria, identità e potere.
Affruntata in Calabria: origini storiche tra sacre rappresentazioni e influssi mediterranei
Le origini dell’Affruntata in Calabria non si lasciano ricostruire con un unico documento fondativo, e infatti gli studiosi parlano di stratificazioni. Da un lato, si osservano affinità con le sacre rappresentazioni medievali e rinascimentali, che trasformavano episodi biblici in azioni pubbliche. Dall’altro lato, si riconosce un possibile influsso iberico tra Seicento e Settecento, quando pratiche devozionali e modelli processionali circolavano lungo le rotte del Mediterraneo. Così, l’Affruntata appare come un rito “misto”: teatrale nella forma, liturgico nell’intento, comunitario nella gestione.
Un nodo decisivo riguarda la fonte narrativa. Nei Vangeli canonici non si trova un riferimento esplicito all’incontro tra Cristo risorto e la Madre, e quindi la tradizione si appoggia a testi apocrifi e a un’esegesi popolare. In questo senso, la memoria religiosa non coincide solo con la pagina scritta, ma si costruisce anche attraverso immagini e gesti tramandati. Inoltre, alcune formule della liturgia bizantina pasquale evocano una “seconda annunciazione”, e perciò offrono un terreno simbolico compatibile con il rito. L’insieme, quindi, suggerisce una genealogia complessa, più culturale che archivistica.
La testimonianza storica più citata resta quella di un erudito calabrese del tardo Seicento, che descrive a Gerace una processione pasquale con un incontro scenico capace di commuovere i presenti. Quel passaggio è importante, perché mostra come già allora si percepisse l’Affruntata come un congegno emotivo, quasi un “dispositivo” per far vivere la Resurrezione nello spazio urbano. Tuttavia, la diffusione capillare in molti paesi, in diversi casi, si consolida in epoche successive, spesso tra Ottocento e primo Novecento. Di conseguenza, si deve immaginare un cammino fatto di adattamenti locali e di negoziazioni con confraternite e parrocchie.
Vangeli apocrifi e narrazione popolare: perché l’incontro “manca” eppure esiste
Il fatto che l’incontro tra Madre e Figlio non compaia nei testi canonici potrebbe sembrare un limite, e invece spiega la forza della rappresentazione. Proprio perché non “detto” in modo diretto, l’episodio viene colmato dall’immaginazione devozionale, che cerca una forma visibile di consolazione. Inoltre, nella cultura mediterranea il lutto materno costituisce un archetipo potente, e quindi la conversione del dolore in gioia trova un linguaggio immediato. In pratica, la scena risponde a una domanda implicita: come si traduce, nel cuore umano, l’annuncio della Resurrezione?
Per rendere la questione concreta, si pensi a una famiglia della Piana che vive la Pasqua come ritorno dei figli emigrati. Il rito, allora, diventa anche una metafora domestica: la casa si prepara, l’attesa cresce, poi l’incontro scioglie la tensione. Nonostante la differenza tra fede e vita quotidiana, i registri si toccano. Ecco perché l’Affruntata si mantiene: offre un racconto che la comunità “capisce” anche senza spiegazioni teologiche, e quindi rafforza la coesione sociale.
Varianti e lessico rituale: Cunfrunta, Cumprunta, Ncrinata e altre denominazioni
La pluralità dei nomi segnala un’ampia diffusione e, al tempo stesso, una forte autonomia locale. In alcune aree si parla di Cunfrunta o Cumprunta, altrove di Ncrinata, mentre in diversi contesti si usa il termine “Svelata” per indicare il momento in cui cade il velo nero. Tuttavia, il nucleo resta riconoscibile: un messaggero, una Madre in lutto, un Figlio risorto. Cambiano i tempi, i passaggi, i percorsi, e talvolta anche le figure, ma la struttura di fondo si conserva.
Questa varietà permette di leggere l’Affruntata come una “grammatica” aperta. Ogni paese, infatti, coniuga la stessa lingua con accenti diversi. Inoltre, le differenze non sono casuali: dipendono dalla topografia urbana, dalla presenza di confraternite, dal numero di portatori disponibili e dalle consuetudini musicali. Di conseguenza, chi studia il rito trova un laboratorio etnografico ideale, dove un tema comune produce molte soluzioni sceniche. Il risultato è un patrimonio di tradizioni che si rinnovano senza perdere riconoscibilità.
Nel passaggio alla sezione successiva, diventa quindi naturale osservare come questa “grammatica” si traduca in gesti precisi, e perché la gestualità dei portantini sia la vera lingua dell’evento annuale.
Significato dell’Affruntata: dal lutto alla gioia come linguaggio della religione e della cultura locale
Il significato dell’Affruntata non si esaurisce nell’illustrazione di un episodio pasquale, perché mette in scena un passaggio psicologico e sociale. La Madonna avanza incerta, spesso si arresta e arretra, come se l’annuncio fosse troppo grande per essere creduto. San Giovanni, o un’altra figura messaggera dove la variante lo prevede, accelera i movimenti, insiste, ritorna, e così alza progressivamente la tensione della piazza. Poi arriva lo scioglimento: la Madre “vede”, corre, e il velo nero cade. In quel momento la comunità percepisce un ribaltamento: la morte perde centralità e la vita torna a dominare il racconto.
Questo meccanismo funziona perché usa simboli immediati. Il nero, quindi, rappresenta il lutto collettivo e non solo quello di Maria. Il bianco o l’azzurro dell’abito festivo, invece, segnala una rinascita che coinvolge tutti, anche chi non pratica assiduamente. Inoltre, il rito parla senza parole, e perciò attraversa barriere di alfabetizzazione religiosa: non serve conoscere testi, basta riconoscere i gesti. In una Calabria in cui le festività scandiscono ancora i calendari familiari, l’Affruntata diventa un “segno” che mette in ordine il tempo, separando il dolore della Settimana Santa dalla gioia pasquale.
La teatralità non va confusa con spettacolo turistico, anche se oggi il pubblico esterno cresce. In realtà, il rito conserva una dimensione disciplinata: ogni movimento è atteso, verificato, commentato sottovoce. Di conseguenza, l’errore pesa molto. Se una statua inciampa o il velo resta impigliato, si diffonde un senso di presagio, come se la comunità avesse “fallito” la prova. Questa idea, benché non sia dottrina ufficiale, racconta una mentalità: il benessere collettivo dipende dall’armonia dei segni. Così, l’Affruntata mostra come la religione popolare si intrecci con la gestione dell’ansia e della speranza.
Portantini e gestualità: chi “parla” davvero durante il rito
Nel cuore dell’Affruntata ci sono i portantini, perché dalle loro braccia dipende la credibilità della scena. Non recitano battute, e tuttavia interpretano un copione fisico fatto di passi misurati, fermate improvvise e corse controllate. Inoltre, la fatica diventa parte del messaggio: il corpo che sostiene il simulacro comunica dedizione e responsabilità. Perciò, l’assegnazione dei ruoli non è mai neutra. In molti paesi si decide attraverso confraternite, turnazioni o criteri di anzianità, e ogni scelta produce consenso o malumori.
Per rendere l’idea, si immagini la figura di Antonio, personaggio ricorrente nei racconti locali: un artigiano quarantenne, padre di due figli, che da anni chiede di portare San Giovanni. Quando finalmente ottiene il posto, si allena nelle settimane precedenti, perché sa che una corsa troppo brusca potrebbe sbilanciare la statua. In piazza, quindi, non rappresenta solo sé stesso, ma anche la reputazione del suo rione. La comunità lo guarda, e lui lo sa. Questo esempio chiarisce perché il rito funzioni come educazione civica informale: insegna disciplina, cooperazione e controllo dell’emotività.
Il momento della “svelatura”: simbolo, attesa e lettura collettiva dei segni
La “svelatura” del manto nero è il vertice simbolico dell’evento annuale. Prima, la Madonna porta addosso il dolore, e lo rende pubblico. Dopo, l’abito festivo appare come prova visibile della Resurrezione. Inoltre, la rapidità del gesto incide sull’emozione: se il velo cade netto, la folla esplode; se invece resta agganciato, l’attesa si trasforma in inquietudine. Non si tratta di superstizione semplice, perché il segno riguarda la capacità del gruppo di fare le cose “come si deve”. In questa chiave, il rito mette a fuoco un’etica della riuscita, molto radicata nella cultura mediterranea.
Questo passaggio introduce in modo naturale la domanda pratica: dove e quando vedere l’Affruntata nella Piana di Gioia Tauro, e quali differenze aspettarsi tra un centro e l’altro.
Dove vedere l’Affruntata nella Piana di Gioia Tauro: paesi, orari e varianti dell’evento annuale
Nella Piana di Gioia Tauro l’Affruntata si inserisce in un territorio che vive di relazioni ravvicinate tra paesi, parrocchie e famiglie. Perciò, chi desidera assistere al rito dovrebbe considerare due elementi: la data e la logistica. In molti centri l’appuntamento cade la domenica di Pasqua, spesso intorno a mezzogiorno o nelle prime ore del pomeriggio. Tuttavia, alcune varianti si collocano nel lunedì dell’Angelo o perfino nel martedì successivo, come accade in altre aree calabresi con denominazioni locali. Di conseguenza, conviene verificare il calendario parrocchiale o comunale, perché la tradizione resta stabile ma non identica ovunque.
Un punto fermo è la centralità della piazza. Il rito si costruisce in un luogo “di tutti”, di solito il corso principale o lo slargo davanti alla chiesa madre. Inoltre, il percorso delle statue non è solo devozione: è una mappa sociale, perché attraversa strade che raccontano gerarchie storiche e appartenenze. In alcuni paesi si preferisce una versione più solenne e lenta, in altri una più dinamica e scenografica. Così, anche a pochi chilometri di distanza, l’esperienza cambia: cambiano le bande musicali, le pause, il numero dei passaggi di San Giovanni, e perfino la distanza della corsa finale.
In Piana, località come Rizziconi vengono spesso citate come riferimento, perché la partecipazione popolare resta alta e la scena mantiene una forte intensità. Anche Polistena e Cinquefrondi, pur con specificità proprie, rientrano nel più ampio circuito delle Affruntate reggine. Inoltre, in centri vicini come Rosarno o San Ferdinando si possono trovare processioni pasquali che, anche quando non riproducono l’intero rito nella forma più completa, condividono la stessa tensione tra simulacri e folla. Di conseguenza, il territorio offre un mosaico di possibilità, utile anche per chi studia la ritualità comparata.
Consigli pratici per assistere: rispetto, posizionamento e lettura del contesto
Per vedere l’Affruntata senza disturbare, serve un’attenzione simile a quella richiesta da un evento religioso formale. Innanzitutto, si consiglia di arrivare con anticipo, perché la piazza si riempie e i varchi si restringono. Inoltre, conviene scegliere un punto laterale che permetta di seguire i tre “fuochi” della scena: Madonna, Cristo risorto e messaggero. Così si colgono sia le esitazioni iniziali sia la corsa finale. Nonostante la naturale emozione, è opportuno evitare di intralciare i portatori, perché la sicurezza dipende anche dallo spazio di manovra.
In termini di comportamento, il silenzio non è sempre totale, poiché in alcuni paesi la partecipazione è rumorosa e fatta di applausi. Tuttavia, si nota una regola implicita: durante i passaggi più delicati, la folla trattiene il fiato. Perciò, fotografare o riprendere non è vietato in assoluto, ma andrebbe fatto con discrezione. Inoltre, chi accompagna bambini dovrebbe spiegare prima il senso del velo nero e della corsa, perché il cambio improvviso può spaventare. Un’osservazione attenta, quindi, aiuta a trasformare la visione in comprensione.
Tabella orientativa: varianti di calendario e elementi scenici ricorrenti
Le differenze tra paesi non cancellano le somiglianze, e infatti si possono individuare alcuni modelli ricorrenti. La tabella seguente aiuta a orientarsi tra tempi, figure e gesti, tenendo presente che ogni comunità difende i propri dettagli come parte delle tradizioni.
| Elemento | Forma più comune in Calabria | Varianti frequenti | Cosa osservare in piazza |
|---|---|---|---|
| Giorno del rito | Domenica di Pasqua | Lunedì dell’Angelo, martedì dopo Pasqua, Domenica in albis | Annunci parrocchiali e orari effettivi |
| Figure principali | Madonna, Cristo risorto, San Giovanni | Assenza di Giovanni o sostituzioni; presenza di Maddalena o angeli | Ruolo del “messaggero” e sua gestualità |
| Passaggi del messaggero | 3 o 5 andate e ritorni | Numero diverso secondo il paese | Aumento progressivo della velocità |
| Svelatura del velo | Rimozione del manto nero | Tempi più lenti o gesti differenti | Precisione del gesto e reazione corale |
Con questa mappa minima, diventa più facile capire come il rito viva non solo di fede, ma anche di organizzazione e responsabilità pubblica, tema che porta direttamente alle dinamiche tra religione e potere.
Tradizioni, comunità e potere: quando la religione pubblica diventa spazio di contesa
Le tradizioni non esistono nel vuoto, perché occupano spazi reali e distribuiscono prestigio. L’Affruntata, proprio per la sua popolarità, può trasformarsi in una piattaforma di riconoscimento sociale: chi porta le statue appare in prima fila, viene visto, viene nominato. Inoltre, nelle comunità dove le confraternite contano, l’assegnazione dei ruoli diventa un fatto sensibile, perché tocca famiglie, rioni e reti di amicizia. Questa dimensione, di per sé, non è negativa: ogni rito collettivo crea gerarchie interne e le rende negoziabili. Tuttavia, quando entrano in gioco attori che cercano controllo simbolico, la festa rischia di essere piegata a obiettivi estranei alla religione.
In Calabria, diverse inchieste e cronache hanno mostrato come gruppi criminali abbiano tentato di condizionare processioni e comitati, imponendo nomi e presenze. In alcuni contesti, la partecipazione in prima linea diventa un modo per esibire dominio sul territorio, quasi un linguaggio parallelo di comando. Perciò, diocesi e parrocchie hanno talvolta introdotto regole più stringenti sui portantini e sui percorsi, anche per ridurre intimidazioni e conflitti. Un caso noto risale al 2010, quando in un paese del Vibonese la rappresentazione venne rinviata per motivi di ordine pubblico dopo atti intimidatori legati proprio alla gestione del rito. Questo episodio segnala una tensione: il sacro, se molto visibile, attira chi cerca legittimazione.
La questione non riguarda solo la cronaca, ma un principio storico più ampio. Le manifestazioni religiose pubbliche hanno spesso funzionato come instrumentum regni, cioè come strumento per mostrare autorità. In passato lo facevano notabili e poteri civili; oggi, in alcune aree, possono provarci anche soggetti illegali. Di conseguenza, la tutela del rito non è soltanto conservazione folklorica, ma difesa di uno spazio comune. Ecco perché molti fedeli insistono sul carattere “di tutti” dell’Affruntata: la piazza non può diventare bacheca di supremazie.
Confraternite, comitati e regole: come si protegge un rito senza snaturarlo
Proteggere l’Affruntata richiede equilibrio. Se si impongono regole troppo rigide, si rischia di spegnere la spontaneità e la partecipazione. Tuttavia, se non si fissano criteri chiari, si aprono varchi per la prepotenza. Perciò, molte comunità adottano soluzioni pragmatiche: registri dei portatori, rotazioni annuali, requisiti di affidabilità, e dialogo continuo tra parroco e responsabili laici. Inoltre, quando si definiscono percorsi e tempi, si riduce l’improvvisazione e aumenta la sicurezza. In questo modo, la tradizione non viene imbalsamata, ma resa più resistente.
Un esempio utile è la scelta di formare i portantini con prove controllate nelle settimane precedenti. Così si riduce il rischio di cadute e si valorizza la dimensione di servizio. Inoltre, la trasparenza nelle selezioni abbassa la conflittualità. Anche piccoli accorgimenti, come delimitare corridoi con volontari, cambiano molto l’esperienza in piazza. Di conseguenza, la comunità percepisce che la festa è governata da regole condivise e non da imposizioni opache. Questa percezione, infatti, rafforza l’autorevolezza del rito stesso.
Diaspora e continuità: l’Affruntata fuori dalla Calabria tra identità e adattamento
L’Affruntata non resta confinata ai confini regionali, perché la diaspora calabrese ha portato il rito anche all’estero. In città come Toronto, ad esempio, comunità di emigrati hanno ricreato processioni e incontri pasquali per mantenere un legame con i paesi d’origine. Tuttavia, il contesto cambia: cambiano gli spazi urbani, le autorizzazioni, i tempi, e spesso cambia anche il pubblico, che include seconde generazioni con un rapporto più culturale che devozionale. Perciò, la rappresentazione diventa una scuola di memoria: non insegna solo preghiere, ma anche storie familiari.
Questo processo produce adattamenti interessanti. A volte si riduce la corsa per motivi di sicurezza, oppure si modifica il percorso per rispettare le regole locali. Nonostante ciò, il segno centrale resta: il velo che cade e la gioia condivisa. Inoltre, la riproduzione all’estero rende visibile un fatto: la cultura locale calabrese non è chiusa, ma capace di viaggiare e riformularsi. Questo sguardo “da lontano” prepara bene il terreno per entrare nell’officina del rito, cioè nella sua meccanica scenica, tema della prossima sezione.
Come si svolge l’Affruntata: sequenze, ruoli e dettagli scenici che fanno la differenza
Capire come si svolge l’Affruntata significa seguire una sequenza di azioni che la comunità riconosce come necessarie. In genere si vedono tre poli: la statua del Cristo risorto, quella della Madonna ancora avvolta nel lutto e quella di San Giovanni, che fa da messaggero. Le statue vengono trasportate a spalla o a mano, secondo le consuetudini locali. Inoltre, la piazza diventa un palcoscenico naturale, perché consente al pubblico di vedere distanze e accelerazioni. L’insieme produce una narrazione visiva che non richiede commento, anche se spesso la banda o i canti popolari aiutano a scandire l’attesa.
La fase iniziale è quella dell’annuncio. San Giovanni procede “a spola” tra Madre e Figlio con passaggi ripetuti, spesso tre o cinque, e ad ogni giro aumenta la velocità. Così la tensione sale, perché il pubblico intuisce che l’incontro è vicino ma non ancora concesso. In molte varianti, la Madonna mostra incredulità con movimenti trattenuti: avanzamenti piccoli, inchini, arretramenti. Questo linguaggio del corpo traduce un dubbio umano: il dolore resiste, e quindi la gioia deve farsi strada. Poi, improvvisamente, il ritmo cambia: la Madre e il messaggero corrono verso il Cristo risorto, e la folla si stringe ai lati.
Il momento decisivo è lo “sbilamento” o “svelamento”: il manto nero viene rimosso, e sotto appare l’abito chiaro. Il gesto non è solo pratico, perché ribalta il senso cromatico della scena. Inoltre, la rimozione deve essere netta e rapida, altrimenti il rito perde efficacia. Subito dopo, il simulacro della Madonna si orienta verso il Figlio in un gesto di riconoscimento e venerazione. In alcune località, si accompagnano spari di mortaretti o applausi, mentre altrove prevale una compostezza intensa. Di conseguenza, la stessa struttura può generare atmosfere molto diverse.
Figure aggiuntive e sostituzioni: Maddalena, angeli e varianti “non pasquali”
Non sempre la triade classica è completa. In alcuni paesi l’apostolo Giovanni manca e viene sostituito da un’altra figura, come Pietro o Giuseppe, oppure il messaggio viene affidato a figuranti. Inoltre, in certe rappresentazioni compare Maria Maddalena, che contribuisce al ritmo scenico e accentua il tema della testimonianza. Queste scelte non sono capricci, perché rispondono a tradizioni locali, disponibilità di simulacri e memorie specifiche della comunità. Perciò, chi assiste in paesi diversi dovrebbe aspettarsi differenze, senza interpretarle come “errori”.
Esistono anche casi in cui la rappresentazione si lega a episodi differenti dalla Pasqua, pur mantenendo la logica dell’incontro. In alcune aree del Reggino, ad esempio, si ricordano ritrovamenti o ricongiungimenti simbolici con altre statue e altre date. Queste varianti mostrano che l’Affruntata è anche una forma, un modo di raccontare la gioia del ricomparire. Inoltre, evidenziano la flessibilità della ritualità cattolica popolare, capace di associare schemi narrativi a contesti differenti.
Lista di dettagli da osservare per “leggere” il rito come un testo
Per cogliere la ricchezza dell’Affruntata, conviene guardare alcuni particolari che spesso sfuggono al primo sguardo. Inoltre, questi elementi aiutano a collegare significato e messa in scena, senza ridurre l’evento a semplice folclore.
- Numero dei passaggi del messaggero: segnala il ritmo locale e l’idea di attesa.
- Distanza tra le statue all’inizio: più è ampia, più cresce la suspense.
- Qualità dei passi della Madonna: esitazione, inchino, arretramento indicano la fase del dubbio.
- Coordinazione dei portantini: racconta la disciplina del gruppo e la sua esperienza.
- Svelatura del manto nero: è il punto di non ritorno del rito.
- Reazione della folla: applauso, silenzio, pianto; ogni comunità ha un proprio codice emotivo.
Osservati questi dettagli, il rito appare come una pagina viva di cultura locale, e suggerisce una domanda ulteriore: come si trasmette oggi questa competenza rituale alle nuove generazioni, in un contesto sociale che cambia rapidamente?
In che orario si svolge di solito l’Affruntata nella Piana di Gioia Tauro?
Nella maggior parte dei centri della Piana di Gioia Tauro l’Affruntata si tiene la domenica di Pasqua tra la tarda mattinata e le prime ore del pomeriggio. Tuttavia, alcune comunità scelgono orari diversi per ragioni organizzative o liturgiche, quindi è utile verificare avvisi parrocchiali e comunicazioni comunali nei giorni precedenti.
Quali sono le figure principali e cosa succede durante l’incontro?
La forma più diffusa prevede tre simulacri: la Madonna in lutto, il Cristo risorto e San Giovanni come messaggero. Giovanni compie più passaggi tra le due statue, poi guida la corsa verso il Risorto; al momento dell’incontro si rimuove il velo nero dalla Madonna, rivelando un abito chiaro che esprime la gioia pasquale.
Perché si parla di origini legate ai Vangeli apocrifi?
Nei Vangeli canonici non si trova un riferimento diretto all’incontro tra Gesù risorto e la Madre. La tradizione popolare ha quindi attinto a narrazioni apocrife e a letture devozionali diffuse nel tempo, trasformandole in una rappresentazione pubblica coerente con il messaggio della Resurrezione.
È vero che esistono rischi di strumentalizzazione del rito?
In alcuni contesti calabresi la cronaca ha registrato tentativi di condizionare processioni e ruoli, perché la visibilità pubblica può diventare un mezzo di prestigio. Proprio perciò, molte comunità adottano regole di selezione dei portantini e protocolli di sicurezza, con l’obiettivo di proteggere il carattere religioso e comunitario dell’evento annuale.
Come assistere con rispetto senza perdere i momenti chiave?
È consigliabile arrivare in anticipo, scegliere un punto laterale con buona visuale e lasciare libero il corridoio di passaggio dei portantini. Inoltre, foto e video andrebbero realizzati con discrezione, soprattutto durante la svelatura, quando la partecipazione emotiva della comunità è più intensa e il movimento delle statue richiede spazio e attenzione.
Giornalista culturale e ricercatore etnografico con 38 anni. Appassionato di tradizioni e culture locali, esploro storie e racconti dimenticati per valorizzare il patrimonio immateriale attraverso articoli e studi sul campo.


